*

Se dovessi considerare i pro e i contro
della nostra relazione,
magari mettendoli su un foglio
in verticale,
sicuramente scriverei sulla sinistra
il modo in cui mi guardi quando
pensi di non essere vista
o tutte le volte in cui ridi
prima ancora che io finisca una battuta.

Dall’altra parte invece annoterei
le mille volte in cui domandi
se ho capito
e quelle altre in cui mi sfidi
a venire con te al supermercato,
oppure quando al mattino,
ancora mezzo addormentato,
mi chiedi se io sia ancora
innamorato.

Eppure, nonostante tutto,
quando provo a fare i conti
non riesco mai a essere imparziale
e tra somme, equivalenze e sottrazioni
finisco puntualmente
per incartarmi sul totale.

Forse perché con te
ciò che davvero pesa
trova comunque il modo
di restare leggero
e ciò che non funziona finisce sempre,
e non a caso,
nel carrello sbagliato
del supermercato.

*

Hai sempre avuto una bella
calligrafia, tu.
Sicuramente migliore della mia,
che è fatta di angoli,
spigoli
e troppe linee spezzate,
proprio come me.

Anche ora che siamo lontani
dai tempi della scuola,
le tue lettere sembrano sapere
sempre come stare
al posto giusto,
come trovarsi senza perdersi,
come trovarmi
senza perdermi.

Le mie, invece,
si cercano tra loro,
ti cercano,
inciampano,
e qualche volta non sanno
che parola vogliono diventare.

Ma c’è una cosa
che la tua bella calligrafia
non sa fare.

Quando scrivo il tuo nome,
sulla i
lascio sempre un piccolo segno:

lì
so esattamente
dove mettere il cuore.

*

Dove mi porti?
Mi hai chiesto.
Da nessuna parte,
ti ho risposto.
Tu sei parte di me,
per questo
non potrei portarti
da nessun’altra parte.


*

Nella sua borsa
c’è sempre qualcosa di me.
Le chiavi della macchina
tra biglietti stropicciati
e salviettine umidificate,
l’accendino che non trovo mai
nelle mie tasche
quando serve,
ma che sa aspettare il momento giusto.
Lei c’è
anche quando io non ci sono:
guardiana dei miei dettagli,
nel peso leggero di ciò che porta,
nelle cose
che parlano di me.
E in un sorriso
improvviso, mentre fruga
nel fondo della borsa,
mi ritrovo di nuovo tra le sue mani.


***

Giambattista Fanìa (1980, San Giovanni Rotondo - FG) dopo il Liceo classico si laurea in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Urbino. Qui prosegue il percorso accademico come Assegnista di ricerca in Storia medievale e docente a contratto, pubblicando diversi saggi scientifici. Vive oggi in Basilicata, terra d’adozione, dove insegna in una Scuola secondaria di I grado. Alcune sue poesie sono apparse in diverse pubblicazioni corali e online.

Comments

Popular posts from this blog