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a occhi chiusi                     si compia                                da dentro                     una giravolta all’indietro             volgendo lo sguardo a ciò che è stato spazi bianchi            incompiuti mi resero utopico riavvolgendoli m’incammino 09012026 *** accoglie sabbia           la mano a conca clessidre          le fessure delle dita tracimando scorre il tempo            a memoria 12102025 *** tempo           scorre ticchettare           inesorabile spesso           smarrito           perduto abbandonato come vestiti          ...
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È di nuovo primavera ma ho appuntamenti viaggi, medici opzioni vorrei solo una zip sul davanti e srotolare l'intestino su una ardesia calda di sole e leggere il futuro che c’era prima dentro di me. Laverei quel filo di mia carne col vino bianco e il timo come fossi la portata regina della pasqua in una terra di pastori. Mi lascerei mangiare piano su un tavolo all’aperto col vento che sparge la notizia della cottura e tutto attorno gente e genti vengono e mi tengono in mano a pezzetti umidi e mi ingoiano nel fitto del loro parlato finendo sparso così in tutto un popolo nelle funzioni e nelle voci, divenire l’ostia di una chiesa contro la natura intatta che ancora mi tiene e non esiste. *** Anche questo testo è di Mario Giampaolo. Vi consigliamo di leggere le altre poesie di Mario apparse sul nostro blog per avere una maggiore idea del poeta enorme che è. Noi siamo sempre grate.
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 * Se dovessi considerare i pro e i contro della nostra relazione, magari mettendoli su un foglio in verticale, sicuramente scriverei sulla sinistra il modo in cui mi guardi quando pensi di non essere vista o tutte le volte in cui ridi prima ancora che io finisca una battuta. Dall’altra parte invece annoterei le mille volte in cui domandi se ho capito e quelle altre in cui mi sfidi a venire con te al supermercato, oppure quando al mattino, ancora mezzo addormentato, mi chiedi se io sia ancora innamorato. Eppure, nonostante tutto, quando provo a fare i conti non riesco mai a essere imparziale e tra somme, equivalenze e sottrazioni finisco puntualmente per incartarmi sul totale. Forse perché con te ciò che davvero pesa trova comunque il modo di restare leggero e ciò che non funziona finisce sempre, e non a caso, nel carrello sbagliato del supermercato. * Hai sempre avuto una bella calligrafia, tu. Sicuramente migliore della mia, che è fatta di angoli, spigoli e troppe linee spezzate,...
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Sui gradoni il sole delle tre ci aveva consegnato due caffè borghetti e una sconfitta come prima volta. Non c’erano sembrati un segno premonitore quel pomeriggio o l’alcol di bassa qualità. . Eravamo tifosi di tante cose ingenue. Oggi mi sembra una colpa tremenda e una irripetibile tenerezza. *** Il collettivo Sincronie è felice di dare nuovamente spazio ai versi di Mario Giampaolo, in tre appuntamenti che si seguiranno nei prossimi mesi. Nel frattempo, pubblichiamo anche la sua biografia aggiornata: Mario Giampaolo, 1981, Pozzuoli. Laureato in Scienze della Comunicazione a Napoli, nel 2004 si sposta a Torino per un tirocinio in Rai Radio 2 come autore. Per completare gli studi in marketing politico, nel 2006 si trasferisce a Roma dove tuttora vive e lavora come consulente per la comunicazione istituzionale. Finalista a Recitationes 2019 e tra i vincitori di Roma Poesia Aperta , nel 2022 pubblica la raccolta Agave – corpi e forze di un movimento scomposto (L'Erudita), seguita ne...
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È fatto giorno , di Rocco Scotellaro, pubblicato dalla Mondadori nel 1954 dopo la morte dell'autore, è un libro che porta addosso il mondo contadino della Lucania del dopoguerra. Il libro, scelto da Sabrina, rappresenta per il collettivo il canto della terra. Qui i campi, le case, le strade, le masserie, sembrano voler uscire dal silenzio per diventare storia. Scotellaro permette alla Lucania di uscire dai luoghi marginali, ai confini del mondo - e le consente di prendere parola, mettere in fila i propri morti, la propria fame, il proprio lavoro, le proprie feste. Le permette di essere finalmente presente in tutta la sua bellezza e in tutta la sua complessità. RICORDI  Ho le mie mani legate  a un ramo secco e le foglie  sono ingoiate nell’asfalto. Ho atteso di succhiarti,  mandorla vizza  sepolta ai piedi del vecchio tronco. D’un tratto di queste sere  nelle silenziose campagne  ponente crollerà sui fili rotti,  le nubi scenderanno al...
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Lacrimae Rerum di Patrizia Valduga, scelto da Giulia per la rubrica di questa settimana ed edito da Giulio Einaudi Editore nel 2025, è un libro da leggere tutto d'un fiato alla fine di una giornata settembrina; quando il sole tramonta e ognuno fa un bilancio di ciò che è e di ciò che è stato. Nostro dovere è il diritto degli altri, e non dar tregua a vili, ingiusti, scaltri… È un libro da cui lasciarsi guidare, un dialogo tra un tu interiore e un tu esteriore che ci interroga costantemente. Ci interroga sulla vita, sulla solitudine, sulle relazioni, sulle città che abitiamo, su come le abitiamo e anche sull’eredità che lasceremo. I contenuti, intensi e mai banali, sono tenuti insieme da una tensione dialogica che crea tra - e con le poesie - un racconto: quello di una vita. A Milano, capitale immorale coi «danee in man» non col «cœur», per suo male, sono arrivata nell’ottantadue per lui, e ho preso forze dalle sue. Poi son rimasta per la sua memoria. Ma qui non c’è più storia né m...
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Trentotto Giorni Senza di Te Trentotto giorni senza di te,  trentasette albe senza il tuo sorriso.  Sognavo di averti accanto,  mentre ogni passo era un tributo a te,  un gesto per donarti orgoglio e gioia  infinita.  Ma il destino, crudele e silenzioso,  ha strappato il filo che ci univa.  Ho pregato con ogni respiro,  implorando il cielo di riportarti da me.  Eppure, sei volato via, come un soffio di  vento.  Ora vivo in questo vuoto che hai  lasciato,  dove ogni ricordo è un sussurro  d’amore,  ogni pensiero una carezza mai data.  Scrivo il tuo nome su queste pagine,  cercando conforto nelle parole,  perché in esse ritrovo un frammento di te. Il Lamento dell’Anima  Chiamo tutti gli angeli, tutti i santi,  e ogni divinità che possa ascoltare il  mio grido,  chiedo: perché, perché mi avete fatto  questo? Il mio cervello si contorce in pensieri  senza ...