È di nuovo primavera ma ho appuntamenti viaggi, medici opzioni vorrei solo una zip sul davanti e srotolare l'intestino su una ardesia calda di sole e leggere il futuro che c’era prima dentro di me. Laverei quel filo di mia carne col vino bianco e il timo come fossi la portata regina della pasqua in una terra di pastori. Mi lascerei mangiare piano su un tavolo all’aperto col vento che sparge la notizia della cottura e tutto attorno gente e genti vengono e mi tengono in mano a pezzetti umidi e mi ingoiano nel fitto del loro parlato finendo sparso così in tutto un popolo nelle funzioni e nelle voci, divenire l’ostia di una chiesa contro la natura intatta che ancora mi tiene e non esiste. *** Anche questo testo è di Mario Giampaolo. Vi consigliamo di leggere le altre poesie di Mario apparse sul nostro blog per avere una maggiore idea del poeta enorme che è. Noi siamo sempre grate.