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Ripongo sulle tre mensole   le fiamme, le scintille   Il tetto vola mi stendo voglio addormentarmi all'inferno   Voglio capirti sorridere il rupestre aperto i colori cambiati i teli bianchi   i sacchi neri   Forse attendere il cammino chiederti di bere tra i ricci   Arrivano onde di lampi e scrosci arriva il suono il tuono assordante     Ciò che più simile a me risuona calma e agita il mare in te rovescia ossessivamente ogni ritmo   Comprendo l'attesa, la accolgo nel giorno ti vedo sotto un pino o giù nel fiume   Riposiziona, costruisci ripara con parti molle voglio modificarmi nel tempo tornare al cielo chiaro in assenza di metallo * Guardami madre   La scheggia che ho nel braccio è un rastrello di buio affogarmi   Tagliami sul molo sorseggio il tuo veleno e limone   Aprimi, innalzami   Non rompo il silenzio arranco                  ...
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  Da L'Egoista  Sono la diva che vive in fondo al boulevard e prende il sole davanti alla piscina vuota. Un toy boy assunto a chiamata mi serve un Negroni sbagliato corretto dal lusso di un “come ti chiami?” Dietro gli occhiali da sole cambio vista di capelli e cresta iliaca più o meno ogni due settimane. Non mi sbronzo neanche più lascio correre i pulviscoli e l’autunno rende la pelle più trasparente, un’altra estate non farà da filler all’incavo del petto, al cuore in gola. Per fortuna vanno di moda i costumi interi e ho fatto scorta di Vicks Vaporub e grasso di foca. * Ci sono domeniche così silenziose da asciugare la bocca qui non piove dall’8 dicembre, il tempo traccia solchi sulla schiena e non ci sono ponti sul calendario solo secchi pieni che svuoto nel posto sbagliato. I fiori seccano in cortile e mia madre non ricorda il nome di quella medicina quella per pisciare. ** Inediti Moderne storie d’amore Ciascuno ha il suo modo per sfamarsi, il tuo piatto gourmet potrebbe ...
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  Disnascere Ovunque germogli sulla terra di Claudia Mencaroni è un libro che lavora per sottrazione e per scavo, scegliendo deliberatamente di non offrire appigli rassicuranti. Il titolo, già programmatico, introduce un gesto poetico radicale: non rinascere, non tornare a un’origine mitizzata, ma disnascere , ovvero mettere in discussione l’atto stesso del venire al mondo, il modo in cui siamo stati nominati, educati, inseriti nella lingua e nella storia. In questo senso, la raccolta si colloca in una linea di poesia che non cerca la riconciliazione, ma l’attraversamento consapevole del conflitto. L’opera, pubblicata nel 2025 da Edizioni Thyrus, è stata scelta da Sabrina e rappresenta per il collettivo un processo conoscitivo e corporeo insieme: una lenta decostruzione dell’io così come è stato formato.  Sono voliera per le parole che nelle stagioni buone mi vengono a trovare. Non ho mai avuto un retino forse per questo le farfalle mi si posano all’orecchio. Da bambina l’ho...