Per fede essi chiusero le fauci dei leoni di Eleonora Nitti Capone (peQuod 2023, nella collana Portosepolto), è una raccolta di poesie luminosa.
Va chiarito fin dal principio che questo libro è la testimonianza forte e cristallina di un canto, che la poeta ci dona attraverso il suo farsi canale, il suo mettersi a servizio della poesia e di tutti coloro che ne fanno esperienza di lettura e di vita.
Eleonora Nitti Capone, con grande forza, si dichiara già in apertura su chi è e come sia pronta ad accogliere la poesia, facendo un passo indietro perché è la parola a venire, facendosi voce pronta, degna e devota; la parola si attende pazientemente in silenzio e poi la si lascia cullare, curare e parlare:
Viene
da me la parola come un libero passero in visita
come
una bestia selvatica appare dal folto del bosco
io
sono pronta, mi sono lavata per essere degna
[all’incontro
taccio,
godo il suo sguardo e ne scrivo
[nel
più devoto modo in cui riesca
così
che qui parli lei e mai io.
Al di là dei riferimenti biblici –
già fin dal titolo il richiamo è al Libro
degli Ebrei – ci troviamo
di fronte ad una parola poetica forte, precisa e senza orpelli, che
se ci facciamo trovare pronti all’ascolto ci dice che il mondo non
è solo la superficie delle cose che accarezziamo con lo sguardo
sempre più distrattamente, ma che ci sono altri e altre presenze nel
nostro vissuto umano e quotidiano. La poeta – andando oltre il sé
stesso – ce lo rende
tangibile con un canto che sembra antico, che proviene da un tempo
passato, indefinito, ma che proprio per le sue fondamenta solide
diventa nuovo ed universale: parla a noi tutti e di tutti noi.
La poeta tiene la voce salda ma si mette da parte nel non costruire un discorso, lascia fluire senza imposizioni formali una vibrazione che ci riguarda come esseri viventi: siamo qui, siamo umani e un dono, che sia amore o dolore, arriva talmente possente da un’entità al di fuori di noi che è impossibile non farsene travolgere o trasmutare.
E allora anche le domande più oscure o irrisolte possono sciogliersi dalla tensione verso un canto poetico che non chiede né al poeta né al lettore la risposta, solo la compartecipazione nella bellezza, nell’abbondanza, come nel testo che segue, che è una dichiarazione d’amore universale tra le più belle che si possano incontrare:
Spiegami,
amore, l’amore mio per te poiché io
[non
lo capisco
questo
incendio che mi brucia il petto
ed
il fuoco che non lascia distruzione ma abbondanza
che
non si estingue dentro il tempo ma rinnova
spiegami,
amore, l’amore mio per te
che
trasmuta in ogni istante il proprio volto
ed
il mio volto dentro lui che trasmuta insieme a lui
e
sebbene trasmutato in ogni luogo della terra sempre
[è
conosciuto
spiegami,
amore, l’amore mio per te che non si spiega
ti
amai ancora prima di saperti.
Il verso si allunga sulla pagina fino a colmarla, fino a diventare prosa che accompagna le aperture di ogni nuova sezione del volume, senza alcuna discontinuità nel suo fluire e nel suo affidarsi, perché la poeta ce lo dice fin dal titolo, che per compiere un’impresa così difficile e spaventosa come chiudere le fauci ai leoni occorre fede, la fiducia piena di lasciarsi afferrare da qualcosa di più grande di tutti quanti noi. In tempi sempre più complicati e dolorosi come quelli che viviamo, ricevere questo messaggio, questa testimonianza di bene, contribuisce a renderci tutti più umani e vivi.
Non
appartengo a queste mura né alla terra
ovunque
canti un passero nel mondo io sarò nella mia casa
non
appartengo a questa faccia né al mio nome
ovunque
canterà il mio cuore dentro il petto
[sarò io nella mia casa.
Questo libro, scelto da Eleonora per
la recensione che esce con cadenza quindicinale sul blog del
Collettivo, è un grande invito, una porta aperta: Eleonora Nitti
Capone ci mostra chi è davvero il poeta: non importa quanto seguito
abbia sui social o quante copie venda, ci dimostra che la poesia
buona è oggi non solo ancora possibile ma necessaria, ci invita a
varcare la soglia – in questo caso la sua, quella della prima
pagina del suo libro - e a toccare le cose del mondo piccole o grandi
che siano con una delicatezza nuova, ci chiede di un ascolto attento
anche del rumore di fondo della vita, ci chiede di provare ad essere
migliori, di andare oltre a ciò che siamo nel nostro quotidiano,
continua ad interrogarsi e ad interrogarci.
E non è forse
anche questo che fa, la buona poesia?



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