REKA

Rodila sem se tam kjer ni izvira
prosojna se gibljem
skačem
utripam

malo umiram v kamnitih tolmunih
počasna drsim
ne vzpenjam se
ampak se spuščam
včasih v vrtincih
plešem s svetlobo
ogledalo ribjega očesa
včasih trepetam
se tresem
se izsušim
Pod divjo vrbo
postajam luža
nato se napolnim
tečem
s srce parajočo jezo
uničujem
poplavljam
se umirim
se umirim
izginem.

Trad. in sloveno con Jurij Palik

FIUME

Sono nata dove non c’è sorgente
trasparente mi muovo saltando
guizzando
un po’morendo negli anfratti
di pietre scorrendo
lenta
non m’inerpico
ma scendo
a volte turbinando
ballando di luce
specchio di occhio di pesce
a volte fremo
tremo
mi secco
Sotto il salice selvatico
divento pozza
poi m’impieno
corro
di rabbia struggente
distruggo
invado
mi placo
mi placo
scompaio.

FLUM

Soi nassude dulà che no je risultive
lambre mi môf saltant
svuiçant
un pôc murint tai forans
di piere sbrissant
lente
no mi rimpini
ma o voi par jù
a voltis sgurlant
balant di lûs
spieli di voli di pes
a voltis o smaliti
o trimi
mi secji
Sot dal vencjâr salvadi
o doventi poce
po mi jempli
o cor
di rabie incorade
o sdrumi
o inaghi
mi boni
mi boni
discomparìs

Trad. in friulano: Stefano Moratto

⁎⁎⁎


Sono nata un pomeriggio d’inverno
e tutto era bianco era neve

Katia
di ghiaccio
Katia di fredda ventosa
uscita con l’urlo
e il prete poi si sbaglia:
Catia con la C
la madre lo corregge

la cortina col filo spinato
il confine tagliato
coltello di lingua
la K a est
il resto a ovest

Nota:
Sono nata nel 1972, in piena Guerra Fredda e qui in Friuli-Venezia Giulia la Chiesa era ancora restìa a dare nomi stranieri, soprattutto slavofoni, ai battezzandi. 

⁎⁎⁎


Ci si sedeva
dopo il pranzo
silenzioso della mensa
nella saletta del secondo piano.
Depressi, bipolari, anoressici e tutti
tutti i bulimici d’amore
nel chiacchiericcio delle carte da giocare

la sbarra bianca alla finestra
le note bisbigliate del flauto nella stanza
che si poggiavano sul cuscino
insieme alle lacrime dell’astinenza
come se avessero importanza

l’infermiera in guardiola
Con boccette multicolor
pareva una suonatrice di maracas
o una divinità della Santeria
dispensatrice di gioia

ci si lavava la biancheria
nel piccolo lavabo
un gesto quotidiano
a volte tremante
sempre attento
per il ribrezzo della macchia.

Sanja eri lì
con il suo amore balcanico
che parlava serbo croato
e si fumava le cicche
cantando l’Internazionale
cantando Bergeret
in francese sporcato
di russo
perché così ogni strofa
diventava una sfida
col proprio fiato

Francesco ventun anni
orecchio assoluto
sorrisi e lacrime insieme
che mi veniva d’abbracciare
sotto la quercia che perdeva le sue foglie
le nostre ce le raccoglievamo
prima dell’affacciarsi
della luna e
ce le raccoglievamo insieme
bisbigliandoci con gli occhi
quello smisurato dolore
e così tutto era
più leggero
era più lieve.


⁎⁎⁎


E così sorridi a questo sole
illuminato dal calicanto,
nella nota ribattuta del pettirosso
ubriaco di vento,
nell’abbaiare lontano
del cane pastore.

Fra le dita indolenzite ti tengo
vita mia,
e profumi di polline, di nuvole, di terra.

⁎⁎⁎


Katia Marioni, nata a Udine nel 1972 da padre friulano e madre della comunità slovena della provincia di Gorizia, si definisce donna di confine, con radici frastagliate e nutrite da terreni diversi. Frequenta linguaggi complementari che s’intrecciano in musica e poesia. «Per questo sono un’incannadora o incannaressa e avvolgo parole e suoni dando spazio ai silenzi e alle pause respirate nella natura di bassa montagna in cui ora vivo. Suono la ghironda, strumento viandante e in cammino come me.»  Scrive in italiano, canta in friulano e sogna in sloveno.

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