Il calcio è poesia
è una raccolta antologica a cura di Luigi Surdich e Alberto Brambilla, pubblicata dalla casa editrice il melangolo nel 2006.

Pur non amando particolarmente le antologie in generale, e nonostante siano trascorsi vent’anni dalla pubblicazione, questa è stata scelta da Eleonora perché rappresenta un esempio felice di raccolta antologica a tema, e perché offre un primo sguardo limpido e appassionato su un tema multi sfaccettato.

Il volume si apre con una bella e dettagliata introduzione alle motivazioni e ai ragionamenti che sottendono alla scelta degli autori e dei testi che vengono presentanti in carrellata unica, e in ordine alfabetico per autore, e si chiude con tre piccoli ed utili apparati: una nota sul calcio e l’editoria, una nota bibliografica, e delle sintetiche note biografiche degli autori (tra cui, e solo per citarne alcuni, troviamo Caproni, De Angelis, Luzi, Sereni, Raboni e l’immancabile Pasolini quando si scrive o si parla di calcio).

Il discorso sul calcio e la poesia, e le poesie stesse sul calcio sono una fonte - per chi scrive ed è appassionato dello sport in particolare e del tema più in generale – di ispirazione e riflessione, perché ci mostrano quanto siano inesauribili e personali le prospettive, gli spunti, gli accostamenti, le metafore e i linguaggi che come una costellazione compongono il firmamento dell’ispirazione poetica attorno ai novanta minuti di una partita di calcio.

In principio c’era Umberto Saba, con le sue Cinque poesie per il gioco del calcio, ma in principio c’era prima Giacomo Leopardi, che con la sua lirica A un vincitore nel pallone celebra il giocatore di pallone al bracciale Giacomo Didimi, e poi ci sono stati poeti ed intellettuali del ventesimo secolo che hanno dedicato a questo sport una sola o tante poesie: tanti poeti, tante voci e tanti momenti diversi che raccontano anche una dimensione storica e una dimensione umana del nostro paese.

C’è chi scrive ritratti memorabili di giocatori di calcio, c’è chi esalta i valori del gioco, la sua dimensione solidale e di festa popolare che si esplica nel rito della partita, c’è chi si sofferma sul rapporto tra ciò che si svolge in campo e la vita dello spettatore aprendo a riflessioni sulla condizione umana singola e corale con le sue gioie, le sue vittorie, le amarezze e le delusioni.

Il calcio innesca meccanismi di ricordo, di ritorno all’infanzia, di partite memorabili, di persone care o sconosciute accanto a noi allo stadio; la partita finisce sempre al triplice fischio e allo stesso tempo non è mai finita perché ogni domenica termina e si ricomincia con rinnovato senso di attesa, così come per un poeta una poesia finisce quando mette giù la penna, ma sa già che il discorso della sua poesia da e verso il mondo non è mai veramente esaurito.

Ciascuno ha la propria motivazione nell’amare, tifare, odiare, snobbare, tollerare o subire il calcio, ciascuno ha la propria memoria del momento in cui è stato folgorato – bambino o adulto che fosse, da quello spettacolo unico; i poeti di tutto questo ne fanno un canto, a volte ironico, a volte dolceamaro, a volte ardito, a volte malinconico.

Per rappresentare la varietà delle poesie e delle voci presenti in questo volume, sono state scelte dal volume tre poesie che ben raccontano questa storia d’amore tra i poeti e il calcio:

Nella città d’Ilaria, Giovanni Giudici (p.122)

Nella città d’Ilaria sugli spalti, 

cara, ricordi tu quando passarono 
ridenti alla fortuna i calciatori: 
borghesi li seguivano (il mattino 
era freddo, d’inverno) per i vetri 
di lucenti automobili, e poi giovani 
a piedi li seguivano e fanciulle 
con rosse e azzurre vesti che sul seno 
ostentavano il balzo del Grifone.

Cara la squadra al mio cuore e più cara 

tu che l’accompagnavi d’un sorriso, 
trepida come loro e non per loro, 
ma per il tuo più difficile incontro. 
Poi gli occhi mi volgevi di speranza 
fatti più chiari: “Ma se perderanno?” 
tu mi chiedevi. E non perdemmo, amore.


Considerazione, Giorgio Caproni (p.93)

Il sesso. La partita 

domenicale. 
La vita 
così è risolta. 
Resta 
(miseria d’una sorte!) 
da risolver la morte.


La partita, Maria Luisa Spaziani (p.170)

"Vorrei che quel pallone non toccasse 
terra, fuggisse per azzurre vie…"

Tumultuano i tifosi. Io rimango 

statua di ghiaccio. Nulla in me si muove.

Calcio che pompi splendide energie 

certo da Dio destinate altrove.

Nonostante e proprio per la natura di un’antologia, già pubblicata da due decenni e che gli anni se li porta benino, manchino delle poesie e alcuni autori che oggi sarebbe impossibile non includere in una ideale versione ampliata o in un secondo volume dal medesimo titolo – e i curatori del volume ricorrono alla metafora della “panchina lunga” per dire che se è stato possibile avere nel volume tanti autori, non è possibile farli giocare tutti – questa raccolta è un buon punto di partenza per chi voglia appassionarsi al gioco del calcio dal punto di vista del poeta e della poesia, scoprendo autori meno noti oltre ai grandi nomi del Novecento che hanno scritto poesie sul gioco del calcio, ed è un ottimo punto di partenza per investigare e rispondere al quesito: “il calcio è poesia?”. Concordando pienamente con Surdich e Brambilla la risposta può essere solo affermativa e recitata ad alta voce: “Sì, il calcio è poesia, ed è poesia che genera poesia, perché ampio è il ventaglio della poesia sul calcio.”



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