Ripongo sulle tre mensole 

le fiamme, le scintille

 

Il tetto vola

mi stendo

voglio addormentarmi all'inferno

 

Voglio capirti sorridere

il rupestre aperto

i colori cambiati

i teli bianchi 

i sacchi neri

 

Forse attendere il cammino

chiederti di bere tra i ricci

 

Arrivano onde di lampi e scrosci

arriva il suono

il tuono assordante 

 

Ciò che più simile a me risuona

calma e agita il mare

in te rovescia ossessivamente ogni ritmo

 

Comprendo l'attesa, la accolgo nel giorno

ti vedo sotto un pino o giù nel fiume

 

Riposiziona, costruisci

ripara con parti molle

voglio modificarmi nel tempo

tornare al cielo chiaro

in assenza di metallo



*



Guardami madre

 

La scheggia che ho nel braccio è un rastrello

di buio affogarmi

 

Tagliami sul molo

sorseggio il tuo veleno e limone

 

Aprimi, innalzami

 

Non rompo il silenzio

arranco

 

                                                                                          I tuoi occhi

 

Gelsi appannati

rovinati spogli

vigliacchi

 

disteso guardo nel tuo ombelico

 

Mi rigiro sei volte

guardando nella finestra i mille nomi che ti ho dato

 

Mi alzo sognando il prato

bagnato dall'acqua nera

 

Madre non andare via

 

Quì davanti

nel vaporetto che unisce la nostra terra

il tuo nome sbiadisce

 

                                                                                      Vattene

 

Vuoto scavami nei cassetti e portami una piuma



*



Indecifrabile lodare due corpi che scorrono

in un attimo hanno folgorato

la diga che ho costruito per loro

 

Ora forato perdo liquido 

sudore e saliva

vomito e sputo

 

Rinnego

ripiego chiedo perdono

 

Chiedo perdono acqua di averti 

rinchiuso docile

impedito di scorrere

alimentarmi

 

Sostenevo il mio palco

 

La tempesta mi spazza 

a destra e sinistra 

lontano da un foglio di giornale

 

Ti chiedo perdono realizzo omissione

 

Entrare nella casa senza chiedere permesso

entrare in gabbia tra due linee parallele

 

Tornare a riempire lo stomaco nel fiume 

non più pozzanghera rancida

 

Di volo nel petto non ascolto

l'acqua è limpida, non ci sono



**



Luca Cavallaro nasce a Vicenza e ha 26 anni. Studia Scienze della Comunicazione all’università di Verona. La scrittura lo accompagna da quando ne ha ricordo, dalle filastrocche ai saggi, dai diari alla narrativa, per poi finire nella poesia. È apparso sul blog di Interno Poesia con una sua poesia inedita. Noi del Collettivo siamo profondamente grate per aver scelto di condividere con noi la sua voce per Altre Poesie Itineranti.


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