Testi poetici tratti da Gusci di noci (Edizioni Thyrus, 2023)
Matrescenza
Essere madre è diventare madre.
Da donna farsi chiocciola, portare
casa alla propria casa: farsi mucca,
essere cibo, venire mangiata.
Diventare scimmia, usare braccia
per sostenere, dita per pulire
gli occhi, gli orecchi, la pelle.
Diventare fango per la tana.
Diventare altri animali ignoti:
cambiare la pelle come il serpente
saggio – senza veleno – rinnovarsi.
Essere madre è diventare madre.
Attraversare ogni cambiamento
fino a trovarsi il corpo, la persona
che non c’era, l’essenza nella cera della nuova
vita vera.
*
Due febbraio
Bianco, tu sei: la luce.
Convito di colori dentro un nido.
Straminee linee e voli di carta verticali:
la pagina che tace
perché tutto contiene
senza che la recinga
l’inchiostro pervicace.
Bianco, tu sei: la luce.
La nuvola che mi conduce
l’ostro dal Mezzogiorno:
boccio dentro l’azzurro,
conchiglia nel pervinca
marino rotolare.
Gabbiano cinerino
lesto a sorvolare
con ali larghe
di sorriso calmo
le vele grandi
dei vascelli persi
sotto cieli avversi.
Bianco, tu sei: la luce.
La stella antica e certa
che traduce, oltre l’onda
notturna, i naviganti
all’alba: lingua chiara
di speranza.
*
Spiegare
Abituarsi ad ascoltare il fiato;
saper indovinare il mal di gola
studiandone l’odore.
Riporre nel cassetto i fazzoletti,
tenere a mente il conto delle stoffe
dove il lento ferro candide vie
disvela
– possano i dolorosi, duttili enigmi
della vita distendersi alla saggia
forza delle tue scelte, pacatezza
del tuo sguardo, oh figlio –
nettàre le narici, detergere
lacrime; le labbra adattare al saggio
delle tue tempie.
Cullare l’accudire:
con premura risolvere in gesto
l’architettura dell’affetto;
i respiri sono calce
nel costruirsi dell’amore.
*
C’è il temporale
Che bello averti qui tra le mie braccia!
Faccia la pioggia al mondo quel che vuole;
il mondo caschi pure giù per terra;
la prima non è certo una minaccia,
e il secondo lo salvo in un momento,
stringendoti così, tra le mie braccia!
*
Vorrei dirti
Il tuo sorriso generoso è per noi adulti,
presi da faccende un poco serie,
mentre, dopo la cacca,
ci guardi curioso dall’altalena,
imbracato, pacato,
un po’ più lungo del previsto,
per i tuoi
due mesi e diciannove giorni.
Il tuo sorriso lo scocchi
verso la schiena di tuo padre,
intento al caffè, pensieroso.
E mi duole il cuore
che non lo veda.
E mi accuccio accanto al tuo sedile,
ti cerco il visetto,
ti do il mio sorriso,
ti parlo per spiegarti quel che accade.
Perché tu non debba
pensare mai
che un tuo sorriso,
pieno di te,
donato,
sia gesto perso.
Forse non è giusto,
ma tu sei per me
sicuro come un porto
a una nave
che vi sia giunta
da un viaggio fortunoso,
senza faro.
E vorrei dirti,
col mio sorriso e con le facce buffe,
con le parole, con le mosse,
che noi vogliamo essere per te
altrettanto.
Solo, sii paziente:
stiamo imparando.
*
Francesca Benedetti (Camerino, 12 agosto 1989), è vissuta a Foligno sin dall’infanzia e risiede a Gubbio. Nel 2008 pubblica con il Gruppo Albatros Il Filo e la raccolta di poesie Il mio dentro...
Laureata in Civiltà classiche, insegna Lettere presso l’I.I.S. “G. Mazzatinti” di Gubbio. Con la silloge Gusci di noci (Edizioni Thyrus, 2023), ottiene riconoscimenti in prestigiosi concorsi letterari, tra i quali il Premio Speciale della Presidente della Giuria della sezione Poesia, Maria Grazia Calandrone (“Fulgineamente per scrittori umbri”, VIII edizione) e il primo posto al Premio “La ginestra di Firenze 2025” nella sezione Poesia edita, presieduta da Silvio Ramat.

Comments
Post a Comment