Cerchi che si tendono sempre più ampi
sopra le cose è la mia vita.
Forse non chiuderò l’ultimo,
ma voglio tentare.
Giro attorno a Dio, all’antica torre,
giro da millenni;
e ancora non so se sono un falco, una tempesta
o un grande canto.
(R. M. Rilke)
Qualche tempo fa, discutendo di questa poesia di Rilke con Giammarco di Biase, Sabrina gli ha detto che lui è il falco, tempesta e gran canto. Non è una sorpresa, considerando quanto Giammarco di Biase abiti una poesia tesa verso l’alto e il fondo allo stesso tempo, e quanto sia capace di tenere insieme l’invocazione e la ferita, il sacro e la carne, la visione e la sua caduta.
Solo le bestie (Marco Saya Editore - collana Sottotraccia, 2025) scelto proprio da Sabrina, rappresenta per il collettivo una poesia interrogativa, una scrittura che propone scenari, ipotesi, mondi in cui la sofferenza prende forma, che assume le sue sembianze e la sua vita per diventare esperienza, farsi linguaggio, maledirsi destino.
Fin dalle prime pagine si avverte quanto la bestia del titolo sia una presenza che attraversa il libro assumendo molteplici volti: creatura ferita, istinto, innocenza, colpa, fame di assoluto. Le poesie di di Biase si muovono dentro una dimensione visionaria in cui l'umano e l'animale si confondono continuamente - dove ogni identità è destinata a incrinarsi e a mostrare qualcosa di più antico e più esposto.
L'amore è un cane.
Ho sbagliato tutto. La sommità
cioè come si può guardare una bestia
quel cane ingordo, la stirpe delle bocche aperte
che tira la luna nella catena.
Sono stato un credente, perché ho fiducia
di essere di razza nella stella lapidata.
Il padrone mi abbevera su un presagio la
mia lingua in ginocchio che non sa.
Invece apro l'alto verso le labbra
non avendo più fame, senza amore da smaltire
la candela servita dal piatto nel boccone.
L'amore è questa fissità che chi è nel male
spaccia per servitù. Chi è nel bene
per misericordia.
La forza della raccolta sta nelle tensioni delle immagini che si succedono con una logica quasi onirica. Ogni verso procede per rivelazioni improvvise, illuminazioni che durano un attimo e subito si ritraggono. La lingua di di Biase è ricca e febbrile, ma conserva una precisione allucinata e reale, e soprattutto autentica.
Con le vie dire la parola che
infuoca la spina, l'idea di poggiare
un corpo per brevi vocali
l'aria se ti tiene parlando
di cosa è più verde. Come la misura
del sole lascia la mente
un discorso nella brevità
delle tempie, sulla spada una frase
nel vederti dai piedi.
C'è qualcosa di profondamente religioso in queste pagine: una religione del dubbio, della ricerca incessante, dell'uomo che continua a interrogare il mistero anche se non ci sono più risposte. Solo le bestie è un libro assetato - di significato, di salvezza, di una forma di comunione possibile tra ciò che siamo e ciò che ci sfugge.
Prendere il volto e dirlo
negli stormi, come quando fa acqua
e hai aperto con questo il presente.
Di tutti non resta un volo che faccia
parola nelle mani. Se apri
il sangue nella luce
hai già scritto tutto quello che commuove.
di Biase accetta il disordine, accetta di sostare nella frattura. Le sue poesie fissano il punto in cui accade la rottura, in cui la scheggia investe il mondo. C'è il dettaglio di ogni vulnerabilità, come se solo questo fosse il persistente, come se la fragilità fosse una bestia impossibilitata alla doma. Il dolore riconosce nella bestia quello che può essere lingua, casa, redenzione.
Dirai sempre come stare nelle galere
nel ferro delle orecchie questo
mandare giù dei vermi. Nella gola
il tuo cadavere almeno un osso al cuore
qualcosa da spezzare fino a creare
un nemico. La bestia è qui per venire in tempo
per evitarti un'ultima grotta.
Solo le bestie è un libro che procede tra ferocia e tenerezza, tra visione e smarrimento.
E conferma Giammarco di Biase come una delle voci poetiche più interessanti della sua e della nostra generazione.
La notte cade sulla candela per elemosina
di sputo la sua ansia sull'intelligenza
degli olmi. Nel delirio degli ipermercati
il sogno scorda gli oneri del tempio
le mie orbite ritte lungo i colonnati.
La pizia, al centro, indossa un mantello
nasconde dietro il suo drappo una pecora
senza testa lanosa con le zampe e grida
il suo verso potente: "Nutriti di questo
animale ma mangiane soltanto la verità."

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