Quando nei paesi chiudono i bar è una raccolta di poesie e di racconti, uscita per la Neo Edizioni nella collana Intimate lo scorso giugno 2026.
Le due voci poetiche di Amedeo Di Nicola e Paolo Fiorucci, perché comunque sempre in poesia si sta in questo libro – dialogano in maniera armonica raccontandoci cosa accade nei paesi di un entroterra montano, che è quello abruzzese ma che accomuna tante parti della nostra Italia, togliendo subito di mezzo la retorica da marketing territoriale dei borghi instagrammabili.
Con nostalgia, con tenerezza, certo, ma anche senza eccessi di romanticismo, le poesie e le prose si alternano accendendo una luce, lasciandoci puntare lo sguardo su una vita in tono minore, quella di una comunità minuscola che cerca di resistere quando tutti i villeggianti se ne sono andati, quando arriva il gelo e si soffia sulle braci, quando qualcuno muore e la piazza del paese sembra allargarsi a dismisura.
Ci sono i personaggi e le storie di Brigante, Senzapensieri e Padreterno rimasti senza il quarto per la briscola, Cantalamessa; c’è la storia di Marino, che il mare ce l’ha solo nel nome e non ha mai lasciato le montagne, c’è Nìbbele il pastore ed infine Ettore che abbassa la serranda del bar per l’ultima volta: ostinati, sognatori, uomini senza scelta, a cui Amedeo Di Nicola restituisce vita e voce. Non saranno mai eroi, ma la loro dignità è quella di chi si muove nei paesi che quasi non ci sono più e che possiamo conservare nella memoria collettiva.
Nei piccoli paesi è quasi sempre autunno, la stagione più lunga anche ora che le mezze non esistono più. Sarà così perché i paesi amano le stagioni dell’attesa, perché tutto in fondo vi si aspetta; si aspetta la corriera come poteva accadere a inizio secolo, si attende l’arrivo del pane, la posta, il latte, il tempo della fine che non arriva mai. Il paese non ha battiti agitati, complessi, il cuore pulsa a ritmo lento e costante, aspettando, si eccita un po’ all’arrivo dell’estate, ma in fondo in fondo si tratta di un inganno breve, che si assopisce al tramonto. (...)
Le poesie di Paolo Fiorucci confermano, dopo Quando piove canto più forte, la sua voce poetica, tenera come la luce del giorno che se ne va, scanzonata e ironica a tratti, di chi non si prende mai troppo sul serio ma prende davvero sul serio la poesia e i piccoli lumini che accende per dare vita a versi da custodire in tasca, come amuleti, piccoli portafortuna, le ghiande, le cicale, l’edera, gli abbracci mancati.
NELLA TASCA DI UN BAGAGLIO SEMPLICE
Siamo
qui per dirci e darci ancora
nella tasca di un bagaglio semplice
ogni giorno un tentativo di felicità.
*
CAMMINANO INSIEME COME FANNO GLI AMORI
Abbracciati
come un’edera
a ottant’anni si stringono ancora
camminano insieme come fanno gli amori.
*
NELLE CASE CON LE CREPE
Nel
paese vecchio le porte aperte
i letti di polvere e coperte
i piatti sporchi dell’ultima cena.
La prosa si sentirebbe sola senza le poesie, e le poesie non avrebbero lo stesso peso specifico senza i racconti, l’una sarebbe una mappa incompleta senza l’altra, un calendario mancante di giorni, ed è un bellissimo passo a due, che ci porta ad altitudini lontane, ma vicino nelle tasche dei nostri ricordi, al tavolino di un bar a raccontarci storie finché non rimangono solo le stelle in cielo ad illuminarci.
Nel libro, ad alternare prose e
poesie, a segnare la strada, ci sono dei piccoli disegni: piccoli
simboli, piccoli oggetti, che rafforzano il legame tra le une e le
altre, un legame che rimarca la frontiera e il limite dove si annida
sempre la parola buona,
quella che Amedeo Di Nicola e Paolo Fiorucci donano ai lettori di
Quando nei paesi chiudono i
bar.



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