Anche in silenzio parlo - Poesie e saggi sul Sufismo" a cura di Luiz Maio Ruiz con i testi poetici di Lilly Di Benedetto, pubblicato per Irfan Edizioni nel 2018, rappresenta per il collettivo un esempio di poesia che esplora il cammino di avvicinamento al divino e all'esperienza mistica.
L’opera, scelta da Anna Rita, si compone di due sezioni: 22 Poesie della poeta siciliana Lilly di Benedetto e Saggi, a cura dello studioso del sufismo Luiz Maio Ruiz, dai quali sono tratte le nozioni generali che seguono.
La poesia sufi non è solamente espressione diretta del sacro sentire, ma si articola seguendo ritmi musicali ben distinti spesso accompagnati dalla danza. Si parla di scienza del ritmo: attraverso la danza ritmica, il movimento stesso si fa armonico, dissolvendosi nell’intimo. Liberarsi dal movimento conduce a stati superiori dell’essere, in una tensione costante verso il “vuoto” e il “nulla”. Così, il non-manifesto diviene l’essenza stessa del manifesto, e la poesia si fa dono: il poeta ne diventa il messaggero.
1.
E se io ho avuto tutto
in questo mondo
"Deo gratias"
perchè il vuoto?
Debbo già imparare
a vivere nel silenzio.
*
11.
Ho conosciuto un milione di persone
e non so perchè.
Ho vissuto cercando la sincerità.
Ho visto la vita con gli occhi del cuore.
Ma seguendo solo il ritmo dello spirito
si arriva a non avere rimpianti
e spogliarsi di tutto.
Perchè non accettare, allora, il ritorno a Dio?
Il Sufismo ["Taşawwūf" in arabo] è la pratica mistica dell'Islam, la Via del Cuore (o 'via d'amore) che continua la tradizione religiosa dei Santi e Maestri musulmani. Per accedere alla conoscenza spirituale bisogna ripartire dal cuore, attraverso la ripetizione di riti (o preghiere). La pratica del sufismo è aperta a ogni uomo e a ogni donna che intraprendano un autentico cammino di ricerca, guidati dalla sincerità del cuore.
Ed è proprio nella commistione tra la pratica sufi e la lettura poetica che si rivela percorso intrapreso dalla poeta: un cammino di ricerca interiore attraverso la parola. Nei testi emerge la diatriba tra intelletto e cuore, tra il bisogno del passato di entrare in dialogo con il presente e il tentativo della ragione di dare risposta a ciò che, per sua natura, sfugge a ogni spiegazione: la vita stessa. Essa, in quanto espressione del divino, non necessita di ulteriori interrogativi, ma invita piuttosto all’accoglienza e alla contemplazione.
12.
Solo la lingua del cuore è universale.
Ma che bisogno ha il cervello per
proiettare scene vissute?
Quanti perchè per giustificare le disfatte!
I ricordi di gioventù portano all'autunno.
*
13.
E passo le ore ad aspettare
una tregua dal dolore.
Restano solo le preghiere,
unico filo.
Credevo si soffrisse per capire
la perfezione,
invece si odia il proprio corpo:
Poi si risorge dalle ceneri della morte
purificandosi.
Dopo l'ultima lacrima arriva la serenità.
*
14.
Dopo milioni di awràd*
non ci si riconosce nemmeno dalle foto.
Da molti anni mi cercavo...
Come hai fatto a farmi dimenticare chi ero?
(*litanie quotidiane, formule devozionali e sequenze di preghiere o invocazioni (dhikr) che i discepoli ricevono dal proprio maestro (sheikh) all'interno di una via iniziatica (ṭarīqa) per la purificazione spirituale.)
Dimenticarsi e ritrovarsi, o “morire prima di morire” (espressione ricondotta a Tirmidhî, Qiyâma 25): un abbandono dell’ego (fanā’) che conduce a una rinascita interiore, al ritrovarsi nuovi nel cammino verso l’amore.
[...] La malattia è il vaccino dello spirito. / Non credevo di amare i nemici. // Come si fa a spiegare / La pienezza che fa vibrare? // Ed ora posso anche morire.
L’uomo, però, teme la morte: pur conoscendo la sua inevitabilità, ne ignora il modo, il momento in cui arriverà e ciò che si aprirà oltre il suo confine. La morte sfugge a ogni forma di controllo: è proprio di fronte a questo limite che l’ego umano si frantuma, rivelando il proprio attaccamento a un’idea di esistenza unica e separata.
15.
Quando si avvicina la morte
come bimbi si chiedono i "perché".
Davvero l'ho vissuta questa vita o
è trascorsa misurando solo il coraggio
correndo?
La pace è lontana per chi non riesce
ad accettare la sconfitta dell'esistenza.
19.
Tu sei la mia roccia dove
mi piace infrangermi
e sentire il mio corpo inutile.
E nel cammino, attraversando il mistero dell’esistenza, si giunge a momenti di estrema chiarezza: istanti in cui le parole lasciano spazio alla frequenza, al ritmo della ripetizione che diviene circolo di promesse nel cuore, trasmutate in vino — simbolo, nel sufismo, dell’estasi spirituale.
Si giunge così alla dissoluzione di ogni illusione: alla beatitudine dell’essere tutto e niente, del riconoscersi parte di un’unica realtà, del non desiderare più nulla.
Di essere, adesso, semplicemente: vero, puro, amore.
22.
Dovevo proprio perdere
tutte le forze con la preghiera
per sentirmi in sintonia con l'Universo?
Il tarlo che rode le ossa
penetra il cervello non l'anima.
Un attimo di beatitudine
vale più di tutte le sofferenze.


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