Lacrimae Rerum di Patrizia Valduga, scelto da Giulia per la rubrica di questa settimana ed edito da Giulio Einaudi Editore nel 2025, è un libro da leggere tutto d'un fiato alla fine di una giornata settembrina; quando il sole tramonta e ognuno fa un bilancio di ciò che è e di ciò che è stato.
Nostro dovere è il diritto degli altri,
e non dar tregua a vili, ingiusti, scaltri…
È un libro da cui lasciarsi guidare, un dialogo tra un tu interiore e un tu esteriore che ci interroga costantemente. Ci interroga sulla vita, sulla solitudine, sulle relazioni, sulle città che abitiamo, su come le abitiamo e anche sull’eredità che lasceremo. I contenuti, intensi e mai banali, sono tenuti insieme da una tensione dialogica che crea tra - e con le poesie - un racconto: quello di una vita.
A Milano, capitale immorale
coi «danee in man» non col «cœur», per suo male,
sono arrivata nell’ottantadue
per lui, e ho preso forze dalle sue.
Poi son rimasta per la sua memoria.
Ma qui non c’è più storia né memoria.
Qui ogni nanosecondo c’è un «evento»
qui la fiera più effimera è in fermento,
qui va bene ogni cosa e il suo contrario,
qui si alza e cala sul niente il sipario,
qui il merito è usurpato o immaginario,
qui mangia bene solo un miliardario.
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Sempre prima del tempo, o dopo, sempre…
Per poi non esser più, mai più, per sempre.
Ma sono stata, almeno qualche volta?
Mi sono seminata e mai raccolta.
Dopo esservi lasciati sedurre dalla voragine del pensiero di una mente lucida e pungente, con un’ironia a tratti quasi tagliente, lasciatelo riposare e concedetevi di pensarci su. Poi, senza fretta, riapritelo. Leggetelo poesia per poesia, con calma, a giorni alterni e meditate su ciò che siete e su ciò che fate.
Possibile che accada per davvero?
È il sempre più impensabile pensiero.
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Li affamano, li assetano, li cacciano
di su e di giù, li ammassano e ricacciano
sotto piogge perpetue di esplosivi…
li avvelenano, li bruciano vivi…
li braccano… ci fanno il tiro a segno…
E qui? qualche dissenso e un po’ di sdegno.
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Ma quegli organi là, internazionali,
non li condannano più i criminali?
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Senza passato non c’è più futuro:
tutto è sputo del tempo, spurgo impuro
di tempo che va, che viene e si annulla
dentro l’immensa vanità del nulla…
Ecco, voi non tralasciate nulla, nemmeno quella che la Valduga chiama quasi un’appendice. Buona lettura.



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