È di nuovo primavera
ma ho appuntamenti
viaggi, medici
opzioni
vorrei solo una zip
sul davanti e srotolare l'intestino
su una ardesia calda di sole
e leggere il futuro
che c’era prima dentro di me.
Laverei quel filo di mia carne
col vino bianco e il timo
come fossi la portata regina
della pasqua
in una terra di pastori.
Mi lascerei mangiare piano
su un tavolo all’aperto
col vento che sparge la notizia della cottura
e tutto attorno gente e genti
vengono e mi tengono in mano
a pezzetti umidi e mi ingoiano
nel fitto del loro parlato
finendo sparso così in tutto un popolo
nelle funzioni e nelle voci,
divenire l’ostia
di una chiesa contro la natura intatta
che ancora mi tiene e non esiste.
***
Anche questo testo è di Mario Giampaolo.
Vi consigliamo di leggere le altre poesie di Mario apparse sul nostro blog per avere una maggiore idea del poeta enorme che è.
Noi siamo sempre grate.

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